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QUESTA POVERA SICILIA INVECCHIATA E NESSUNO SA PENSARE AL FUTURO
Fonte: livesicilia.it - 17/09/2019
di Roberto Puglisi
Una terra impagliata e senza visione di sé. La proposta? Eleggiamo Ficarra e Picone
Avremmo bisogno di un cantiere per costruire un'astronave, e finanziamo i borghi rurali degli anni Quaranta. Come il pane sarebbe utile una rete per trattenere i giovani, un laccio emostatico per fermare l'emorragia di cervelli freschi che qui studiano, si formano, e vanno a spandere sapere altrove, e ci balocchiamo con i trenini storici, con le fiere dei cavalli di Ambelia. Torniamo indietro, ma non andiamo avanti.
Inauguriamo continuamente il passato, viviamo male il presente, non abbiamo un'idea per il futuro. Vorremmo che la politica somigliasse ad Archimede Pitagorico, l'amico di Paperino, il tizio con un nido in testa che si accende a ogni nuova invenzione, restituendo il riflesso di un contesto vivido, frizzante, curioso di sfide globali e nuovi linguaggi. Invece, abbiamo a che fare con gli scrupolosi curatori di un museo che spolverano gli scaffali, li riordinano, spostando i reperti da qui a lì, con febbrile cura per la scaglia del dinosauro impagliato.

E sì che la tradizione è una ricchezza da custodire, magari mettendola a reddito, ma qui si narra di altro: di un'incrostazione, di un'idiosincrasia, di una incapacità, di una latitanza nel dibattito della contemporaneità. Siamo il gioco dell'oca che riparte dal via: una terra di miti con un occhio solo. Siamo Polifemo che ha sguardi soltanto per la sua caverna, per l'equivoco culturale che lo nasconde, non osando andare oltre.
Colossale è l'errore che ci affligge: ritenere che basti, per salvarsi l'anima, stare attenti alla dentatura del fossile, scansare le spine dell'oggi con uno stratagemma, affidare al domani una coroncina di rosario.

Dovrebbe essere ripensata da tutti, la nostra terra moribonda – politici, intellettuali, imprenditori, professori, popolo –. Dovremmo avere l'ossessione di cambiarla dal profondo, di consegnarci un compito per i prossimi dieci anni, il nostro contratto di salvezza. Eppure, le uniche parole che troviamo sul cammino compongono un balbettio incerto intorno al nostro attempato 'Made in Trinacria'. Chi investirà mai nelle cartoline illustrate senza margini diversi? Chi si batterà per una comunità che ha rinunciato a una visione di se stessa?
Noi siamo quelli del mulo (del cavallo) e del trenino. Infatti, una delle poche alzate di ingegno presentata da lorsignori classe dirigente si rifà al 'Modello Portogallo', un fumoso progetto per consentire agli anziani di svernare qui, grazie alle agevolazioni. Tanto per chiarire il principio: non è una regione per giovani.

Nessuno ha in odio i borghi, le ferrovie e i cavalli (o i muli). Tuttavia, non sono il pane che occorre nella tavola che dovrebbe aprirsi a scenari innovativi e ignoti. Di folclore siamo nati. Di folclore moriremo.
E allora scateniamoci nella didascalia del luogo comune. Eccoci, in formazione tipo, con la pala di ficodindia, con la coppola. U purtau u' pani papà? Hanno ammazzato compare Turiddu. Sempre di mafia e antimafia sono pieni i nostri teatri civili ed è giusto che accada quando domina la passione, non il tornaconto. Ma non c'è altro da dire, niente altro? Forse dovremmo eleggere bis-presidenti Salvo Ficarra e Valentino Picone, gli unici veri intellettuali che si siano sottratti al ricatto del bozzetto e dell'antichità pietrificata, rifondando un immaginario. Sono moderni. Hanno quella famosa astronave impressa nella mente e nel cuore.

Intanto i giovani – che altro dovrebbero tentare? - scappano ad ali levate dalla maledizione della polvere, come certifica lo Svimez, cercano approdi in cui i pensieri siano sostanza di creazione e messa in pratica, slarghi del 'sarà', non cortili del 'fu'. Non si comportano come i bambini soggiogati dal pifferaio magico della rassegnazione: loro escono dalla grotta.
E abbandonano la madre-Polifemo che li ha traditi. Ha un occhio inchiodato alla trave del passato. Affronta il presente con i miseri esorcismi di cui dispone. Teme il futuro che non avrà mai. Sicilia sempre aperto museo. Almeno non si paga il biglietto.
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