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BREVE STORIA DELLA FESTA DI PASQUA A RIESI (Seconda parte)
Fonte: riesionline.it - 16/04/2019
La mancanza o la insufficienza di una seria ricerca storica, o di un «corpus» di notizie documentate, ha sempre causato che Riesi rimanesse fuori dai grandi itinerari turistici e folkloristici della provincia di Caltanissetta, per quanto riguarda in special modo le celebrazioni della settimana santa. Ora, che tutto ciò è stato fatto con anni di ricerche e di documentazione, appare che Riesi ha una fonte inesauribile di tradizione, che può farsi risalire ai primi anni di vita del paese. Nel corso dei secoli infatti si hanno costantemente notizie e documenti su una consuetudine che ogni anno è stata riproposta ai riesini ed a molti turisti provenienti da paesi vicini. «Giunta di Terranova e Scinnenza di Riesi», scriveva Ferro mezzo secolo fa, includendo in quella «scinnenza» tutte le manifestazioni dalla Domenica delle Palme al Giovedì Santo e alla Domenica di Pasqua. 

Un tempo al posto di «giunta» si diceva «mortorio» o «misteri» della passione di Cristo, rappresentati in quasi tutti i paesi della Sicilia, nelle chiese, nelle strade, nelle piazze e nei teatri. Dai teatri e dalle chiese, troppo stretti per il gran popolo che vi accorreva, si passò definitivamente alle strade ed alle piazze, dove, dice Pitrè, si svolge in realtà la vita del popolo siciliano. I «misteri» erano stati introdotti da vari soci di confraternite, e furono potenziati maggiormente dall’entusiasmo e dalla loro genuina pietà. Col tempo, ai tamburi ed alle trombe, si aggiunsero anche spari di mortaretti e razzi, per imitare tuoni e lampi e terremoti, nell’ultimo spirare di Gesù. Il disparo di mascoli è stato un lato debole dei riesini. 

Abbiamo sparato milioni, milioni di mascoli nel corso della nostra storia, per «gioco di fuoco della Madonna della Catena», Quarantore e Santi, per la nascita o la morte dell’Infante di Sua Maestà, della moglie, dei suoi parenti, per S. Maestà stessa (che Dio guardi, si diceva!). A Riesi la tradizione dei ((misteri» risale ad una data antichissima, potremmo dire 1648, o prima. Iniziava tutto la Domenica delle Palme, quando i due folkloristici San Pietro e San Paolo scendevano superbamente, a rullo di tamburo, la scalinata di San Giuseppe, sino alla Madrice, con una mano piena di favanueddi e spada o chiavi nell’altra. I nastri variopinti garrivano al vento come bandiere e, sempre a ritmo di tamburo, caracollavano per il Corso, circondati preceduti seguiti da una torma di ragazzini, che difendevano il posto vicino al Santo a colpi di rami di palma, sin dentro la chiesa, prima e dopo la processione.
Continua... 

Foto sotto: Urna e Santi all'interno della chesa Madre


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