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VESCOVO SI SCAGLIA CONTRO LA MOSTRA DEL RIESINO VENEZIANO: “OLTRAGGIO, NON È LIBERTA D'ESPRESSIONE, IL COMUNE NON DOVEVA PERMETTERE”
Fonte: finestresullarte.info - 13/03/2019
Continua a far discutere anche dopo aver chiuso i battenti la mostra Storytelling, personale di Giuseppe Veneziano (Mazzarino, 1971) che ha avuto luogo al Palazzo Ducale di Massa dal 2 al 24 febbraio scorso: la mostra ha suscitato numerose polemiche in città soprattutto per le irriverenti opere a sfondo religioso dell’artista siciliano. In particolare molte proteste si sono levate contro il Cristo gay, raffigurato in perizoma D&G e con la scritta “LGBT” al posto del tradizionale “INRI”.

Il vescovo di Massa, Giovanni Santucci, nei giorni in cui la mostra era aperta non si era pronunciato, e aveva dichiarato alla stampa che avrebbe parlato solamente a esposizione conclusa. Passata la data della chiusura, il prelato non si è dimenticato di far sapere la sua sulla mostra: Santucci, infatti, aveva sottolineato, a margine di una preghiera collettiva dell’associazione cattolica “Via Verità Vita” (che lo scorso 17 febbraio si era radunata davanti a Palazzo Ducale per una veglia di preghiera “in riparazione” della “blasfemia” delle opere di Veneziano), che il suo parere sarebbe giunto dopo il termine della rassegna perché parlarne prima sarebbe stato come fare pubblicità alla mostra.
Così, il vescovo adesso è un fiume in piena: “un oltraggio alla chiesa, questa non è libertà di espressione ma offesa”, ha dichiarato Santucci a Vita Apuana, il settimanale della diocesi. “L’artista”, ha sottolineato volendo dire la sua in merito al ruolo di quanti creano immagini, “comunica quanto ha dentro di sé, quando vede nel mondo della vita. Ha il dono di vedere l’invisibile.

La sua opera arricchisce la comunità, esprime il bello, invita a guardare oltre, dice che c’è un modo diverso di guardare le cose, le persone. L’artista non parla è la sua opera che parla e rimanda ad una verità che l’opera richiama”. Una linea che, a parere del vescovo, evidentemente è stata disattesa da Veneziano: “quando invece si vuole essere altro che artisti, si usano le proprie capacità per altri scopi: ricerca di possibilità, provocazioni, notorietà, guadagni. E si usa ogni mezzo dalla vignetta, alle persone, ai sentimenti... alla fede”. Non manca poi una stoccata polemica sul fatto che gli artisti, a detta del vescovo, prenderebbero di mira solo i cristiani e non i credenti di altre religioni, dal momento che la fede contro cui si scaglia, a sua opinione, è “sempre quella cristiana, perché offendere altre fedi è pericoloso”.

L’impetuoso Santucci, dopo aver definito Veneziano come un artista capace ma anche dalla “espressione furba” e “provocatoria”, ne ha anche per l’amministrazione comunale guidata dal sindaco leghista Francesco Persiani (che, pur avendo giudicato “forti” le immagini di Veneziano, non aveva accolto le istanze di quanti in città chiedevano la chiusura della mostra e pertanto aveva lasciato che la mostra rimanesse regolarmente aperta): organizzare eventi come la mostra Storytelling, ha evidenziato Santucci, “non è creare cultura: è lasciarsi usare da persone scaltre che si sentono superiori agli altri e usano una presunta libertà di espressione, dovuta a tutti ma che in questo caso non è libertà ma offesa, oltraggio e questo non deve essere permesso né tollerato. Amministrazione comunale compresa”.
Nell’immagine: sala della mostra Storytelling con il “Cristo gay” delle polemiche 
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